Infine, la legge prevede anche l’acquisto della cittadinanza “per residenza”: deve però trattarsi di residenza legale protrattasi almeno dieci anni per i cittadini extracomunitari; almeno cinque anni per gli apolidi e i rifugiati, almeno quattro anni per i cittadini comunitari; almeno tre anni per i cittadini stranieri nati in Italia e per i discendenti fino al secondo grado di cittadini che siano stati italiani per nascita.
Per tutte queste persone la legge richiede che abbiano un reddito sufficiente per mantenersi, siano socialmente integrati; non abbiano precedenti penali e la concessione della cittadinanza non sia contraria alla sicurezza della Repubblica.
Ma così come si acquista, naturalmente la cittadinanza si può anche perdere. Ciò può avvenire per rinuncia espressa; automaticamente, quando si accetta un incarico presso un governo straniero, che comporti l’obbligo di fedeltà assoluta allo stesso; automaticamente, quando non si ottempera all’intimazione del Governo di abbandonare il servizio militare prestato presso uno stato estero. La cittadinanza non si perde mai per motivi politici.
A livello procedurale, la domanda per la concessione della cittadinanza si presenta alla Prefettura territorialmente competente versando un contributo; l’organo preposto verifica la sussistenza di tutti i requisiti sopra menzionati e, una volta emesso il decreto, lo notifica al diretto interessato.
E’ possibile verificare lo stato di avanzamento della propria pratica accedendo al sito del Ministero degli Interni.
Per concludere, qualche curiosità: secondo i dati relativi al 2010 i procedimenti positivamente conclusi sono stati 40.223, di cui 18.593 per matrimonio e 21.630 per residenza; la regione italiana che ha accolto più domande è stata la Lombardia (8.270), seguita dal Veneto (4.693) e dal Piemonte (4.486).